Intervista a Ferdinando Lonardo, birraio del Birrificio StiMalti

Continuano le interviste ai protagonisti del mondo della birra.
Siamo ancora in Campania, ma cambiamo ancora una volta provincia: dopo essere partiti dalla provincia di Napoli ed avervi fatto scoprire il Birrificio Flegreo di Bagnoli, aver poi scavalcato la costiera fino a giungere in Provincia di Salerno, dove a Roccadaspide abbiamo intervistato Vincenzo Serra del Birrificio dell’Aspide, giungiamo oggi in Provincia di Caserta.
E’ a Casale di Carinola, una piccola cittadina di 8268 abitanti dal sapore antico e che oggi è salita agli onori della cronaca grazie anche al comico Frank Matano, famosa soprattutto per le ciliegie ed il vino (Falerno), che nasce nell’Ottobre del 2014 il Birrificio StiMalti.
Come anche il nome del Birrificio in maniera simpatica suggerisce, si tratta di un progetto, la cui filosofia di fondo è quella del rapportarsi al consumatore ed al panorama brassicolo in generale con una birra prodotta con metodi artigianali e materie prime di qualità, ma senza fronzoli, in maniera diretta ed immediata.
E questa filosofia la si può ritrovare anche nei nomi scelti per le birre, tra il gioco di parole, e una ventata di spensieratezza, senza fronzoli, appunto.
I ragazzi del birrificio sono tutti giovanissimi, con Ferdinando Lonardo, il birraio, a capitanare la squadra composta da Giulia Ullucci che si occupa della parte amministrativa e Christian Montanaro che invece si occupa della parte commerciale.
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Nonostante la giovane età dei ragazzi, e la giovanissima età del birrificio, StiMalti è partito subito molto forte, incontrando in molti casi il favore del pubblico.
Particolare successo per le birre del birrificio di Carinola soprattutto sul mercato romano.
Non ultima la loro partecipazione all’ EurHop Beer Festival di Roma all’interno dello stand delle birre campane dell’Ottavonano.
Altro spunto interessante è stata la recente collaborazione con il progetto birrario di Luigi Serpe, storico mastro birraio campano, padre delle birre Maltovivo fino a qualche anno fa, ed ora alle prese con un nuovo progetto di più ampio respiro, Scirocco Brewery, che fino ad ora ha dato vita a numerose collaborazioni in giro per l’Italia.
Quella con Ferdinando Lonardo ha prodotto Sta Sciroccata, una black Ipa da 6,66% alc. che a breve non mancheremo di recensire qui sulle nostre pagine, che abbiamo avuto il piacere di provare in anteprima a La Quinta Pinta di Caserta insieme a Ferdinando e Luigi.
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Su questa birra c’è poi anche una sorpresa, relativa ad una piccola parte di quella cotta, ma che ancora non possiamo svelarvi.

Ma veniamo alle birre prodotte dal Birrificio Stimalti, tutte birre che ricalcano stili classici del panorama birrario internazionale:
Sta Tipa, una India Pale Ale da 5,5% alc.
Sta Fresca, una Blanche da 5,4% alc.
Sta Scocciata, una Scotch Ale da 6,4% alc.
Sta Sciroccata, collaboration con Scirocco Brewery, una black Ipa da 6,66% alc.
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Attualmente il birrificio possiede un impianto da 7,5HL (750 litri) e 3 fermentatori da 1500 litri.
In arrivo altri 3 fermentatori da 3000 litri ciascuno.
Parliamo di un birrificio grande rispetto alla media campana, e questo non può che far bene, sia a loro che all’intero movimento.

Ma veniamo alla nostra intervista a Ferdinando Lonardo, che ringraziamo della disponibilità

-Ciao Ferdinando, buongiorno. Eccola la domanda di rito che facciamo a tutti i birrai: raccontaci un po’ da dove nasce la tua passione per la birra e soprattutto da quando è che hai iniziato a farla da te?
La passione nasce nel più banale dei modi tra il 2003 e il 2004. All’epoca non ero neanche un grande bevitore di birra, ma durante un allenamento di pallavolo un amico mi chiese “vogliamo fare la birra?” e un po’ scetticamente comprammo il primo kit. Naturalmente uscì un qualcosa di imbevibile (per noi era la birra più buona mai assaggiata) ma il meccanismo perverso dell’Homebrewing si era messo in moto. Dopo dieci giorni ero attrezzatissimo con pentole, filtri, cartine di tornasole, libri , corsi di degustazione e produzione e chi più ne ha più ne metta.
-Quando hai capito che era il momento giusto per aprire il tuo birrificio?
L’idea si è concretizzata nel 2009 di ritorno da un viaggio studio a Boston con annessa visita da Harpoon (birrificio poco conosciuto in Italia ma di sicuro tra i migliori birrifici americani). È stata la prima visita ad un birrificio ma qualcosa è scattato. Tornato in Italia ogni momento libero dalla tesi di dottorato è stato dedicato alla creazione di un business plan verosimile e allo studio del prodotto, mentre il fine settimana lo dedicavo alle prove di lavorazione o alla visita di birrifici. Prima di cominciare a mettere nero su bianco sono passati 2 anni ma alla fine ce l’abbiamo fatta e nel 2012 è nata la società Stimalti!
-Siete uno dei birrifici più giovani che ci sono in Campania. Fino ad ora come reputi questa nuova avventura?
Il giorno e la notte. Mi spiego, se parliamo di birra, produzione, vendita, esperienza, rapporti personali e commerciali ti dico fantastica avventura. Naturalmente il mondo della birra non è tutto rose e fiori e, come qualsiasi altro settore, ha i suoi pro e i suoi contro ma se sai distinguere e pesare bene situazioni e persone è davvero un mondo incredibile. Poi io vengo dal mondo universitario per cui per me è un pò il paese dei balocchi paragonato alla pesantezza e all’eccessivo formalismo dell’accademia. Se, invece, parliamo di impresa ti dico che è difficile fare impresa in Italia. A mente fredda, dopo aver concluso un dottorato in diritto e subito dopo iniziato l’attività imprenditoriale, sono sempre più convinto che lo scopo della legislazione e dell’amministrazione italiana sia quello di farti chiudere o, se possono, non farti aprire. Però tirando le somme è un’esperienza che rifarei senza pensarci due volte.
-Abbiamo avuto modo di notare che le vostre birre sono particolarmente presenti sul mercato romano. E’ solo una questione di ampiezza del mercato romano o c’è dell’altro?
Di sicuro quello romano è uno dei mercati più evoluti e più “ampi” nel panorama birrario italiano, ma non è El Dorado e non è facile entrarci e starci dentro. Inoltre quella di puntare molto su Roma è stata una precisa scelta commerciale dettata sia dalla tipologia di mercato, che ha un enorme valore aggiunto, sia dal fatto che in Campania è difficile lavorare per una start-up campana e sul punto concordo con quanto detto da Vincezo Serra nella scorsa intervista.
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-Parlaci un po’ delle vostre birre. Che birre producete e cosa avete in mente per il futuro, se qualcosa ci puoi anticipare?
Per ora produciamo 4 birre di cui una è la collaboration con Scirocco brewing. Sai, parlare delle proprie birre è come chiedere all’oste se il vino è buono, inoltre della birra non si parla, la birra si beve 🙂 Quello che posso dire è che il tentativo è sempre quello di rendere una birra beverina.
Per il futuro abbiamo in programma altre due birre ma dirò tutto a tempo debito.
-A proposito di vostre birre: da dove è nata la collaboration con il grande Luigi Serpe? Che ne pensi delle collaboration brew in generale?
Conosco Luigi da un po’ di tempo, è stato docente ad un corso che frequentai nel 2010, se la memoria non mi inganna. Non per essere smielato ma Luigi è grande al quadrato perché non solo è un birraio eccezionale ma è una persona squisita. Detto questo, la collaborazione non è “nata”, è stato un percorso naturale, non c’è stato il momento della riflessione o della scelta. Molto semplicemente un bel giorno Luigi ci ha parlato dell’idea di una black ipa e ci siam ritrovati a produrre Sta Sciroccata. In generale credo che la collaboration brew, se non ha solo fini commerciali, sia fondamentale per la crescita del movimento dato che ognuno ha tanto da imparare dagli altri.
-Qual è o quali sono i tuoi stili di birra preferiti? Secondo c’è qualche “moda” del mondo birrario destinata a scomparire a breve?
In generale preferisco le birre beverine dall’approccio leggero, per il resto come si fa a non apprezzare una buona birra qualsiasi sia lo stile? Sulle mode io credo che non sia destinato a scomparire nulla. Mi spiego, ogni moda porta un gran numero di consumatori ad approcciarsi a stili che non avrebbero mai provato se fossero rimasti di nicchia. Quello che è successo ieri con l’amaro oggi sta succedendo con l’acido ma le IPA/APA non son mica scomparse, così come non scomparirà il resto.
-Che ne pensi del movimento birrario in Campania? Ed in generale in Italia?
Ci vorrebbe un trattato per rispondere a questa domanda. In Campania il movimento sta crescendo molto ma la strada è molto dura perché nella nostra regione è difficile sradicare certi rapporti e atteggiamenti un po’ provincialotti.
-Ultima domanda, altra domanda che verrà riproposta anche ad altri birrai.
Immagina che di fronte a te ci sono due persone che hanno una mezza idea in testa di aprire un birrificio. Tu che consigli gli daresti? Cosa pensi sia necessario oggi per potersi permettere di aprire un micro birrificio?
Prima di tutto gli dire che, facendo il birraio o l’imprenditore di birra non si diventa ricchi. Per il resto serietà, umiltà, consapevolezza dei propri mezzi, studio, competenza e un buon fisioterapista credo siano fondamentali.

-Grazie mille Ferdinando, auguri a te, a Giulia e a Christian per questa nuova avventura, ci vediamo presto!
Grazie a voi e a presto!

Autore dell’articolo: Simone Cozzuto

About the Author

Simone A.G.
Appassionato della birra artigianale in tutti i suoi aspetti. Creatore del network di informazione Alta Gradazione (comprendente Alta Gradazione Torrese). Appassionato di marketing e laureando in Economia Aziendale e Management Le mie birre preferite? Quelle anglosassoni, ma sicuramente dopo le birre acide in tutte le loro sfaccettature.

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