Rewind: Intervista a Manuele Colonna sul suo nuovo libro “Birra in Franconia”

Riprendiamo dal nostro vecchio blog gli articoli più interessanti per non perderli nei meandri della rete.
Qui la nostra intervista a Manuele Colonna.
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Come molti di voi avranno letto sui social in questi giorni, la scorsa settimana, precisamente l’8 maggio, è ufficialmente uscito il libro “Birra in Franconia – diario di viaggio alla riscoperta della tradizione brassicola francone”, scritto da Manuele Colonna, storica figura del mondo birrario nazionale (e non solo), attualmente il publican più conosciuto dello stivale, creatore e  publican dei due più importanti locali birrari della capitale quali lo storico Ma che siete venuti a fà (creato nel 2001) e il Bir & Fud (nato nel 2007), da poco tempo rinnovatosi esteticamente e nelle proposte.

Non voglio dilungarmi su tutte le iniziative portate avanti in campo brassicolo dalla “Colonna della birra italiana”, poiché dovrei fare un articolo apposito solo per questo (basti pensare ad Eurhop o all’ultimo nato Franken bier fest).
Piuttosto oggi vi propongo un’ interessante intervista fatta da me negli scorsi giorni a Manuele proprio riguardante il libro ed alcune tematiche di cui oggi maggiormente si discute nel nostro mondo.
Il libro, che è possibile acquistare online sul sito http://shop.fermentobirranetwork.com/products-page/libri/birra-in-franconia-diario-di-viaggio-alla-riscoperta-della-tradizione-brassicola-francone/ oppure direttamente al Macchè o al Bir&Fud ad un prezzo scontato, viene fuori dai tanti viaggi e dai tanti tour birrari che il publican, o meglio dire in questo caso, l’autore ha effettuato in Franconia; dalla passione e dall’amore senza freni per quelle terre e per quelle birre che sono ancorate alla storia e alla tradizione e che vivono nel presente di un territorio unico.
In questa intervista, dalle parole del Colonna, viene fuori la descrizione di quello che si presenta come un luogo incantato, fermo nel tempo, una sorta di Eden per ogni amante della birra.
Per tale motivo vale sicuramente la pena acquistare questa piccola sintesi cartacea della Franconia, che vi può dare un’idea di quanto sia incantevole

Ciao Manuele, ha finalmente visto la luce un’ idea che probabilmente era in cantiere da tanto tempo ed a cui sicuramente terrai moltissimo: è finalmente uscito il tuo libro Birra in Franconia. Chi si appresta ad acquistarlo cosa si deve aspettare? Un racconto, un romanzo, una guida ai luoghi birrari della Franconia o cos’altro? Anticipaci qualcosa

E’ più che altro un racconto, che si propone anche come una guida a questi meravigliosi luoghi birrari, tutto ovviamente visto da una prospettiva personale, attraverso un viaggio più che decennale che mi ha condotto in ogni birrificio dell’Oberfranken, incontrando personaggi che hanno pochi eguali nel nostro mondo. Da Bamberga fino ai piccoli villaggi dove la tradizione brassicola francone apre realmente il suo vero cuore, con qualche aneddoto di viaggio e qualche riflessione che porta al mio lavoro, che è quello del publican.

Da dove nasce, concretamente, la passione e l’amore di Manuele Colonna per la Franconia e per le sue birre?

Credo che l’esperienza sia simile per molti: avere la possibilità di farsi qualche giorno a Bamberga e i suoi dintorni proietta immediatamente l’appassionato di birra in un mondo unico, fatto di personaggi unici. Come scrivo nel libro, solo nel Payottenland e in qualche scorcio britannico si trova lo stesso “romanticismo”, sono luoghi fermi nel tempo con tradizioni centenarie, a volte rimaste immutate.

Credi che questo scorcio paradisiaco chiamato Franconia sia il luogo tedesco più in fermento dal punto di vista birrario?

La Franconia non è in fermento!
La Franconia (birrariamente parlando), inoltre, non è da me accomunata a nessuna altra parte della Germania, tanto meno con il resto della Baviera. E’ semplicemente il luogo dove la parola “Birra” è ferma nel tempo, dove l’abitante medio beve più di 300 litri l’anno (più della metà del resto della nazione), dove il numero dei birrifici per chilometro quadrato non ha eguali al mondo e dove la maggior parte di questi birrifici sono piccoli luoghi al centro di minuscoli villaggi, spesso gestiti dalla stessa famiglia da generazioni. Più che essere in fermento, è un luogo storico, una riserva che va preservata.

Chi più di te ci può dire qualcosa sullo stato di salute birrario della Germania. Sappiamo che da qualche anno i consumi di birra sono in calo. Da conoscitore di quel mondo, quali sono per te i principali motivi?

Come ti dicevo prima, conosco la Franconia, ma per quanto riguarda il resto della Germania ho le stesse informazioni del resto dei paesi brassicoli e infatti poco si discosta da loro, con nuovi produttori che si lanciano in scimmiottamenti dei, commercialmente molto validi, stili americani. Essendo un paese di grossa tradizione, fatica non poco con le nuove generazioni, che vedono la birra come un prodotto “vecchio”, ma nuovi produttori si stanno affacciando anche là, con buoni risultati di vendita.

Passiamo a qualche domanda più insidiosa.
Secondo te ha senso parlare per un Paese come la Germania, a così alta tradizione brassicola, di birra artigianale così come è stato per l’Italia? In che modo la birra artigianale potrà interfacciarsi con la storia tedesca, o come lo sta già facendo?

Dipende cosa intendi per “birra artigianale”. Nel libro parlo di birrifici che in media fanno 1000 o 2000hl annui di birra assolutamente non pastorizzata, cosa che per molti esterni è intesa come “birra artigianale”, concetto che però ai birrifici franconi non interessa, visto che è soltanto la birra del loro piccolo villaggio. Per il resto della Germania, il meccanismo è tale e quale a tutti gli altri: IPA/APA e via alla conquista del mercato più giovane, e gli stili più tradizionali alla lunga, finiscono paradossalmente per giovarne.
Storia e “nuova ondata” della birra artigianale, sono molto simili in ogni paese.

E’ sempre brutto paragonare due Paesi, soprattutto così differenti come Italia e Germania, ma secondo te c’è qualche cosa che i birrai italiani, la birra italiana, hanno in più rispetto alla Germania attualmente?

A me della Germania interessano solo poche cose, birrariamente lo reputo un paese noioso a parte poche eccezioni, una su tutte la Gose.
La Franconia, viceversa, non è Germania, non è Baviera, se parliamo in termine birrario, ma è un mondo a sè.
Sulle “nuove tendenze” stanno comunque anni indietro rispetto ai migliori birrifici nostrani.

Ultima domanda, che sono sicuro ti faranno in continuazione, in sintesi qual è la tua idea sullo stato attuale della birra artigianale in Italia? Ma soprattutto, secondo te in che modo la birra artigianale deve riorganizzarsi per rispondere all’ormai imminente “attacco” della birra industriale e del crescente interesse degli americani verso l’Europa? E’ ancora sostenibile avere birrifici così piccoli?

La birra artigianale al momento vive uno stato di sovraffollamento.
Come ho già detto svariate volte,  se volessimo pensare che in Italia ci fosse una percentuale di ottimi birrifici pari al 10%, equivarrebbe a tirarne fuori 80. Ecco, io personalmente non arrivo a contarne così tanti qualitativamente validi, con idee vincenti e che fanno la differenza, ma non è solo un problema italiano.
Sicuramente, una maggior consapevolezza di chi è inserito nel nostro ambente aiuterebbe il consumatore ad essere più consapevole, prima che si stufi di bere birre difettate o poco entusiasmanti anche ad alto costo. Lo trovo un momento dove c’è poca roba in grado di emozionarti, perchè c’è troppa gente che cerca di cavalcare l’onda, e spesso e volentieri senza la minima preparazione.

Beifall Manuele!

About the Author

Simone A.G.
Appassionato della birra artigianale in tutti i suoi aspetti. Creatore del network di informazione Alta Gradazione (comprendente Alta Gradazione Torrese). Appassionato di marketing e laureando in Economia Aziendale e Management Le mie birre preferite? Quelle anglosassoni, ma sicuramente dopo le birre acide in tutte le loro sfaccettature.

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