Tesco lancia la sua birra “Real Ale” approvata dal CAMRA

http://www.tesco.com/groceries/product/details/?id=287775328

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Lo scorso 20 maggio sono arrivate le prime birre bottle conditioned a marchio Tesco, il famoso gruppo di distribuzione britannico, tra i maggiori in Europa e che oggi vanta pochi eguali al Mondo nel suo settore.
Nulla di strano se pensiamo che negli ultimi dieci anni tutti i grandi gruppi della distribuzione si sono inseriti nel mercato con prodotti alimentari a marchio indipendente.
Ma probabilmente, almeno in Europa, ancora nessun grande distributore come Tesco aveva deciso di inserirsi nel mercato delle birre craft.
In definitiva è di craft che parliamo, poiché in questo caso la novità risiede nel fatto che sull’etichetta di queste birre Tesco, la cui prima tipologia lanciata sul mercato è stata una Golden Ale, è apposto in bella mostra il marchio del CAMRA “Camra Says this is Real Ale”.
E tale dicitura porta queste birre, di diritto, a confrontarsi con altri marchi non industriali inglesi.

Ma partiamo da lontano, cercando di conoscere meglio il CAMRA e di capire cosa realmente vuole significare quella dicitura di cui prima.
Il CAMRA, per chi non lo sapesse, è l’acronimo di CAMpaign for Real Ale ed è un organizzazione indipendente e volontaria britannica il cui obiettivo principale è la tutela delle Real Ale, dei consumatori e degli operatori del settore. Il CAMRA, per intenderci, è l’organizzatore del Great British Beer Festival e dei maggiori festival birrari d’oltremanica ed è attualmente formata da 164.577 iscritti, insomma l’associazione di categoria probabilmente più importante in Europa.
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Abbiamo parlato di Real Ale, ma cosa si intende con tale termine?
Il termine fu coniato dal CAMRA per separare una particolare categoria di birre (le real ale, appunto) dalle birre che possiamo definire industriali, quelle prodotte dalle grandi multinazionali. Si potrebbe pensare che sia un concetto simile a quello italiano di “birra artigianale” ma lo è soltanto in parte.
Ecco come il CAMRA definisce una Real Ale:
“Real Ale è una birra naturale brassata utilizzando ingredienti tradizionali e lasciata maturare nelle botti, dalle quali essa viene direttamente servita nei locali dopo un processo di fermentazione secondaria. E’ questo processo che rende le Real Ale uniche tra le birre e che sviluppa i meravigliosi sapori ed aromi che le birre trattate non potranno mai fornire”
Quindi, possiamo dire che per alcuni tratti il concetto è simile a quello di craft beer o di birra artigianale, soprattutto per la netta linea di confine tracciata con le birre industriali e per la presenza all’interno delle birre di lieviti vivi che permettono una maturazione e trasformazione della birra costante nel tempo. Ma, al tempo stesso, si tratta di una definizione molto più restrittiva (basti pensare che non possono essere considerate reale ale quelle birre che utilizzano ingredienti diversi rispetto a quelli tradizionali, o birre più particolari), tant’è che anche in Uk si sta assistendo ad una piccola rivoluzione culturale, con la quale i più giovani poco si riconoscono nella ferrea disciplina dettata dal CAMRA. Ma questa è un’altra storia, torniamo al tema dell’articolo.
Da qualche tempo il CAMRA, per andare in contro ad un mercato sempre più complesso, ha lanciato una nuova campagna per le Real Ale in bottiglia.
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In pratica con tale campagna non più soltanto le birre che vengono servite direttamente dalle botti nei locali, ma anche quelle in bottiglia possono fregiarsi dell’appellativo Real Ale, ma non solo; infatti, in questo modo, diventa sempre più marcata agli occhi del consumatore la differenza tra real ale e birra industriale, poiché sulle prime ci sarà un apposito marchio a contraddistinguerle.
Sempre prendendo spunto da quanto affermato sul loro sito, “le Real Ale in bottiglia sono birre non pastorizzate, non carbonate artificialmente. Sono un prodotto naturale contenente una parte di lievito vivo che permette una lenta seconda fermentazione in bottiglia.”
Praticamente stiamo parlando di birre prodotte con ingredienti tipici, non pastorizzate e non filtrate e per le quali è prevista una rifermentazione in bottiglia tramite lieviti “vivi”.
Le Real Ale in bottle sono contrassegnate o dalla dicitura in etichetta “bottle conditioned” oppure dal logo “Camra says this is Real Ale”

Ed è quello di cui parlavamo ad inizio articolo: in pratica con queste Golden Ale, prodotte per Tesco da Marston’s, grosso birrificio brittanico, il cui prezzo è  di £1,99, Tesco si è voluta inserire prepotentemente nel segmento craft inglese come ha affermato Danielle Jack, manager per lo sviluppo dei prodotti nei settori “birra e liquori”.
Nell’intervista, che abbiamo ripreso dall’articolo del thedrinksbusiness.com la manager afferma che “con l’attuale popolarità che ha raggiunto la birra artigianale ed il crescente numero di birre sperimentali presenti sul mercato, è il momento perfetto per il lancio della Bottle Conditioned Golden Ale di Tesco.”
Sembra, quindi, che la Golden Ale sia soltanto la prima di una serie di birre bottle conditioned che lancerà Tesco.
Dal canto loro dal Camra fanno sapere che sono molto felici di questa scelta perché un colosso come Tesco, in questo modo, permette ai consumatori di avere a disposizione un’ ulteriore scelta di Real Ale in bottiglia
Sicuramente, come meglio specificato nell’articolo, Real Ale e craft beer / birra artigianale condividono soltanto una parte del significato relativo alla birra, ma è comunque un ulteriore importante segnale, se non ce ne fossero già stati tanti, che il mondo della birra è sotto la lente di ingrandimento e molti sono pronti ad investirci.

Sarebbe interessante capire cosa comporterebbe in Italia la produzione di una birra con marchio indipendente da parte della grande distribuzione, magari prodotta presso un birrificio artigianale e con dicitura in etichetta “birra prodotta con metodo artigianale”.
Siamo pronti a scommetterci che in molti griderebbero allo scandalo, ma probabilmente, a mio avviso, è la naturale tendenza ed evoluzione di un settore che si sta sviluppando così tanto.
Sarebbe un ulteriore sviluppo per il mercato? No? A voi l’ardua sentenza.

Autore dell’articolo: Simone Cozzuto

About the Author

Simone A.G.
Appassionato della birra artigianale in tutti i suoi aspetti. Creatore del network di informazione Alta Gradazione (comprendente Alta Gradazione Torrese). Appassionato di marketing e laureando in Economia Aziendale e Management Le mie birre preferite? Quelle anglosassoni, ma sicuramente dopo le birre acide in tutte le loro sfaccettature.

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