Ecco quali sono gli stili di birra più adatti per l’estate (parte 2)

Ci eravamo lasciati la settimana scorsa in questo viaggio alla ricerca degli stili di birra più adatti all’arsura estiva. Sperando che abbiate saputo cogliere i nostri consigli, ripartiamo nel nostro viaggio virtuale che in questa seconda parte sarà molto ricco di spunti.
Eravamo in Belgio ed è da lì che ripartiamo!

5. LAMBIC ET SIMILIA
Mi piace pensare che il Lambic sia stato uno dei primi stili di birra al mondo. Infatti il suo particolare metodo di produzione (fermentazione spontanea), è forse tra i primi utilizzati per produrre la birra.
Si narra che gli antichi lasciavano il mosto all’aria aperta per permettere ai lieviti selvaggi presenti nell’aria di poter far partire la fermentazione (appunto, spontanea).
Il lambic (nella cui categoria possiamo racchiudere altri due stili storici belgi, Gueuze e Faro) è un prodotto tipico di un’unica zona del Belgio, il Pajottenland, situata a sud ovest di Bruxelles, ma viene creato anche nella capitale stessa, dove è presente probabilmente il più famoso birrificio produttore di lambic al mondo, la Brasserie Cantillon.
Non ci addentriamo sulle modalità di produzione e sul complesso ed affascinante mondo legato a questo stile, ma sul risultato: una birra molto complessa e particolare ma che, affrontate le prime paure e perplessità, vi risulterà particolarmente dissetante.
A seconda del tipo di lambic potrete avere un acido più o meno deciso con note aromatiche diverse.
Solitamente i lambic puri sono quelli più ostici con un sapore che, potrei dire, si avvicina un po’ a quello di un sidro (se proprio vogliamo accostarlo con qualcosa di più conosciuto), o di un vino particolarmente acetico.
Ma sono altrettanto famose le birre a base di lambic con aggiunta di frutta.
In particolare le più famose sono le Kriek (con aggiunta di ciliegie) e le Framboise (con aggiunta di lamponi).
Queste ultime risultano sicuramente più particolari e “aggraziate” rispetto alle gemelle puritane, con aromi e sapori importanti dovuti all’utilizzo della frutta.
Cantillon - Lambic Kriek (3)
Sicuramente più alla portata di tutti sono quelle birre non facenti parti della famiglia delle fermentazioni spontanee, bensì delle alte fermentazioni, ma caratterizzate comunque da una certa acidità per l’utilizzo di lactobacilli o per l’aggiunta di frutta che permette la ri-fermentazione spontanea del mosto.
Molte di queste birre sono caratterizzate da un’acidità leggera e si avvicinano molto di più al sapore più tipico di una birra (nella maniera in cui siamo abituati a berla). Un esempio potrebbero essere le nostre birre italiane con aggiunta di mosto d’uva, che recentemente sono state inserite nel BJCP (Beer Judge Certification Program) in un nuovo stile definito “Italian Grape Ale”.

Loverbeer - Beerbera

Loverbeer – Beerbera

6. GOSE
Sull’onda delle birre acide, questa volta ci spostiamo dal Belgio alla Germania.
Questo stile, che solo negli ultimi anni stiamo imparando a conoscere anche qui in Italia, tant’è che sono molte le reinterpretazioni dei birrifici italiani attualmente in commercio, è uno stile che molti troveranno difficile associare alla Germania. Eppure è forse uno tra i più antichi.
Le Gose nascono attorno all’anno mille nella zona di Lipsia, zona ricca di miniere di zinco, rame e sale, mineralità che poi si ritrova anche nei corsi d’acqua della zona per finire fino alle birre che venivano prodotte con l’acqua di quei fiumi. Con queste premesse nasceva la Gose, dall’omonimo fiume che attraversa la città di Goslar, a pochi chilometri da Lipsia.
Lo stile ha rischiato più volte di estinguersi per varie cause, ma oggi è ritornato fortemente in voga.
E’ sicuramente una birra particolare: birra ad alta fermentazione composta prevalentemente da frumento, ma che si differenzia dalle Weizen per l’utilizzo di un lievito molto meno caratterizzante (come sappiamo quello utilizzato per le Weizen è capace di produrre esteri particolarmente fruttati), per la speziatura e per l’utilizzo dei lactobacilli.
A ciò occorre aggiungere che la birra viene prodotta con acqua leggermente salata.
Ne viene fuori una birra che si aggira tra i 4° e i 5°, di colore chiaro con schiuma abbondante.
Birra acida (grazie all’azione dei lattobacilli) e salata contemporaneamente con una forte aromatizzazione di coriandolo.
Se vi fermerete all’apparenza delle parole non la proverete mai, ma se vi avvicinerete e avete un palato pronto a provare nuove esperienze troverete una birra che è forse tra le più dissetanti e adatte per l’estate.

SAMSUNG CSC

Birranova – Margose

Non fanno parte assolutamente della stessa famiglia delle Gose, ma vi segnalo, come altra categoria di birre tedesche fortemente adatte per l’estate, le Berliner Weisse.
Queste birre, che hanno una ricca tradizione alle spalle risalente almeno al Medioevo, godono di una sorta di Denominazione d’Origine Controllata tutelata giuridicamente. Infatti le Berliner Weisse originali, per legge, possono essere prodotte solo nella capitale tedesca.
Sono birre a bassa gradazione alcoolica (in un intorno che va dai 2° ai 4°), composte da una percentuale di frumento che si aggira attorno al 25%/30%.
In generale sono birre particolarmente carbonate, acide, con un citrico davvero elevato (ottenuti per il tramite dei lactobacilli) e un fruttato percepibile soprattutto al naso, molto più vicine alle Gueuze che alle conterranee Gose
Tutto ciò le rende birre molto beverine e fortemente adatte alla stagione estiva.
Si narra che Napoleone, quando occupò Berlino nel 1809, usasse chiamare queste birre “Champagne del nord”, mentre per i tedeschi, molto più umilmente, era lo “spumante dei lavoratori”. In molti in Germania, a causa della sua forte astringenza, bevono questa birra ammorbidendola con uno “schuss” cioè uno shot di sciroppo di lampone o di asperula.
Probabilmente i più accaniti fan vi consiglieranno di non “contaminarla” con nessuno sciroppo o altro, io ve l’ho detto, la scelta rimane a voi.

7. PILSNER
Rimaniamo in Germania, o per meglio dire con un piede in Germania ed un altro in Repubblica Ceca per parlare di un altro stile che vi consigliamo per l’estate.
Pilsener o pilsner, talvolta abbreviata in pils, è uno stile che nasce nella città di Plzeň in Repubblica Ceca. La birra ceca era tradizionalmente una birra torbida, scura, e si dice che ciò portò i consumi di birra in picchiata verso il basso. Così il birrificio Mestansky Pivovar (Bürger Brauerei) di Plzeň decise di portare in Boemia un famoso mastro birraio bavarese, Josef Groll, esperto nella produzione di lager.
La prima birra del nuovo corso nacque nel 1842 e ne venne fuori una birra dorata e limpida grazie ai malti utilizzati e alle basse temperature di fermentazione, ma che si differenziava rispetto alle lager tedesche per un amaro più deciso dovuto al luppolo utilizzato, tipico della regione, il Saaz (Žatec). Tanti birrifici successivamente si impadronirono dell’aggettivo Pilsener, così l’originario birrificio che aveva creato questa nuova birra dovette aggiungere a Pilsner l’aggettivo Urquell (originale di). Così nacque quella che è ancora oggi conosciuta come Pilsner Urquell, primo birrificio ad aver creato questa tipologia di birre.
Il colore di una Pils può andare dal giallo paglierino al dorato carico.
Solitamente riconosciamo due tipologie di Pils, quelle prodotte in Repubblica Ceca (e limitrofi), cosiddette bohemien pils, con un amaro più delicato e quelle prodotte in Germania con un amaro più deciso.
L’aroma è di solito floreale, emerge quasi sempre la nota erbacea al palato e tutte terminano con un bel finale secco e amaro.

Birrificio Italiano -TipoPils

Birrificio Italiano -TipoPils

 

8. INDIA PALE ALE
India Pale Ale è uno stile storico inglese a cui è legata una affascinante leggenda circa le sue radici, il quale, però, dopo un periodo di grande successo, nel secolo scorso ha visto un declino inarrestabile andando quasi a scomparire, in molti casi riproposto sul mercato in maniera snaturata. La rinascita e la celebrità gli è stata restituita dalla “rivoluzione craft americana”, a partire dagli anni ’80, quando i micro birrifici americani, che iniziavano a spuntare in gran numero, reinterpretarono lo stile originale usando però i loro luppoli, che rilasciavano nelle birre note prevalentemente agrumate e resinose.
La loro diffusione è stata tale che oggi, infatti, in buona parte dei casi quando siamo al pub e ci apprestiamo a comprare una Ipa, siamo di fronte ad una American Ipa, ovvero una Ipa caratterizzata da luppoli americani.
Sinteticamente potremmo dire che le Ipa americaneggianti sono più “pompose” mentre quelle inglesi sono più raffinate ed eleganti.
Le prime sono caratterizzate nella maggior parte dei casi da un colore dorato o ambrato chiaro, note prevalentemente agrumate o resinose (grazie ai luppoli americani), con una gradazione superiore rispetto alle loro cugine inglesi.
Le seconde invece solitamente sono di un colore ambrato più o meno carico, di una gradazione che difficilmente supera i 6°, e sentori prevalenti di caramello, una lieve tostatura, note erbacee e terrose (caratteristiche, queste ultime, dovute ai luppoli inglesi).
Relativamente alle Ipa sono nate tantissime varianti, dalle Black Ipa, che personalmente apprezzo molto, alle Double Ipa, passando per le Imperial Ipa e così via.
In generale, essendo birre mediamente carbonate, con una bella nota amara finale e una gradazione non elevata, le considero uno stile che va bene tutto l’anno, non di meno in estate.

Birrificio dell'Aspide - Jurmanita

Birrificio dell’Aspide – Jurmanita

Birrificio Menaresta - 2 di picche

Birrificio Menaresta – 2 di picche

About the Author

Simone A.G.
Appassionato della birra artigianale in tutti i suoi aspetti. Creatore del network di informazione Alta Gradazione (comprendente Alta Gradazione Torrese). Appassionato di marketing e laureando in Economia Aziendale e Management Le mie birre preferite? Quelle anglosassoni, ma sicuramente dopo le birre acide in tutte le loro sfaccettature.

2 Comments on "Ecco quali sono gli stili di birra più adatti per l’estate (parte 2)"

  1. Ciao, ho da tempo un dubbio che non riesco a risolvere:
    Quale è la relazione tra carbonatazione e bevibilità della birra?
    Cioè mettiamo che mi trovo a luglio, piena estate, una birra che si beve a secchi come deve essere ? Ovviamente poco alcolica, poco strutturata.
    tanto gas ? Gonfia
    Poco gas ? Stanca
    Grazie per le riflessioni

    • Ciao Damiano, ti posso dare la mia interpretazione.
      In linea di massima una maggiore carbonazione rende più agevole la bevuta (anche se questo non è vero per tutti i palati) ed è per questo che le industrie solitamente fanno birre particolarmente carbonate.
      Detto ciò, tieni conto però che ogni stile necessita del suo range di carbonazione.
      Questo vuol dire che se bevi magari una Ipa hai bisogno di una carbonazione maggiore per renderla più beverina, mentre solitamente le birre tradizionali tedesche (che non siano gose, berliner weisse, ecc.) non hanno bisogno di troppa CO2 all’interno che le renderebbe meno beverine.
      Quindi per darti una risposta, in linea di massima una maggiore carbonazione rende la birra più beverina, ma bisogna sempre fare dei distinguo per ogni stile. Spero di esserti stato d’aiuto.

      Simone

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